DIETA KETO E CHEMIO

I componenti della dieta mediterranea

Cos’è la dieta Keto ?

Può essere utile in quest’ambito?

Cos’è la Dieta Keto

Come è noto, è una dieta ricca di grassi e povera di carboidrati con proteine e calorie adeguate, originariamente sviluppata negli anni ’20 come trattamento per l’epilessia intrattabile. A quel tempo, i corpi chetonici erano stati trovati nel sangue di soggetti che seguivano una dieta da fame o una dieta estremamente povera di carboidrati. 

Si ipotizzò allora che i benefici del digiuno avrebbero potuto essere ottenuti se i livelli di corpi chetonici fossero stati aumentati con altri mezzi. 

Quindi si studiò un nuovo regime alimentare inteso a imitare gli effetti del digiuno, denominato “dieta chetogenica” .

Il tipo tradizionale è una formulazione 4:1 del contenuto di grassi rispetto ai carboidrati più proteine. Un classico 4:1 Keto fornisce il 90% delle sue calorie dai grassi, l’8% dalle proteine e solo il 2% dai carboidrati. Le chetogeniche degli anni ’20 e ’30 erano diete estremamente blande e restrittive e, quindi, inclini alla non conformità. Negli ultimi anni sono emersi protocolli alternativi, che rendono molto più facile l’adesione alla dieta. Altre caratteristiche oltre alla composizione dei macronutrienti sono sempre più riconosciute come fattori importanti per l’aderenza e l’efficacia a lungo termine di questa dieta. Queste caratteristiche includono la composizione degli acidi grassi e la densità dei nutrienti. Le alternative alla Keto tradizionale sono, ad esempio, una Keto a base di trigliceridi a catena media (MCT) e la dieta Atkins.

La dieta chetogenica è un’opportunità interessante per colpire le alterazioni metaboliche nelle cellule tumorali. Ricerche recenti mostrano che essa ha potenzialmente un effetto di limitazione della crescita del tumore, protegge le cellule sane dai danni causati dalla chemioterapia o dalle radiazioni, accelera la tossicità della chemioterapia verso le cellule tumorali e riduce l’infiammazione. Inoltre, rispetto ai farmaci antitumorali e ai trattamenti standard, è poco costosa, abbastanza facile da implementare (numerose buone ricette sono disponibili nei libri e via Internet) e ben tollerata.

 

In breve, dando qualche numero…

  • Considerata la migliore dalle Società Scientifiche dal punto di vista salutistico? Non proprio. 40% 40%
  • Utile al malato neoplastico? Si, con i dovuti controlli 60% 60%
  • Serve come potenziamento della Chemioterapia? Molti studi lo confermano. 60% 60%

Valutazione della dieta e considerazioni generali

 

 Per molti tipi di cancro,come ad esempio il carcinoma mammario triplo negativo, non è disponibile alcuna terapia standard veramente efficace. Come indicato dalle prove precliniche, questa dieta potrebbe rappresentare un valido ausilio terapeutico.

Tanto per cominciare, nessuno degli studi pubblicati ha riportato eventi avversi gravi o tossicità correlati a questa dieta, se coordinati da un medico esperto, il che è già un buon inizio.

La chetogenica sembra creare un ambiente metabolico sfavorevole per la proliferazione delle cellule tumorali e, quindi, rappresenta un promettente aiuto per un regime terapeutico multifattoriale specifico per il paziente. 

Un chiaro vantaggio è il suo uso potenziale per aumentare la risposta ai farmaci, che è stato ampiamente dimostrato in vitro e in vivo.

Tuttavia, è stato dimostrato che una dieta solamente a basso contenuto di carboidrati potrebbe anche essere meglio della cheto.

Pertanto, i malati di cancro potrebbero già beneficiare di regimi a basso contenuto di carboidrati che non portino anche ad una drammatica induzione della chetosi, evitando di rischiare effetti negativi inutili.

In ogni caso, una stretta guida da parte di medici e dietisti è fondamentale per i pazienti che intendono intraprendere questo tipo di terapia dietetica.

Ecco i punti salienti dei diversi meccanismi di attività della chetogenica sulle cellule tumorali:

La dieta chetogenica colpisce il metabolismo del glucosio delle cellule tumorali

Vero. La dieta chetogenica agisce sul metabolismo del glucosio delle cellule tumorali attraverso due meccanismi principali:

  1. Riduzione della disponibilità di glucosio: Limitando drasticamente i carboidrati, la dieta induce chetosi, riducendo il glucosio circolante. Le cellule tumorali, che dipendono dalla glicolisi per produrre energia (effetto Warburg), vengono “private” del loro principale substrato energetico.

  2. Aumento dei corpi chetonici: Il β-idrossibutirrato (BHB), prodotto durante la chetosi, altera il metabolismo cellulare. Mentre i tessuti sani utilizzano i chetoni, le cellule tumorali non li metabolizzano efficientemente, subendo stress ossidativo e riduzione della proliferazione.

Studi preclinici dimostrano che questa combinazione:

  • Rallenta la crescita tumorale in modelli di cancro al pancreas, polmone e colon.

  • Potenzia l’efficacia di chemioterapia e immunoterapia (es. CAR-T) triplicando i benefici in alcuni casi.

  • Riduce i livelli di insulina e IGF-1, fattori associati alla progressione tumorale.

Tuttavia, non è una terapia autonoma: i risultati sono promettenti in combinazione con trattamenti standard, ma richiedono ulteriori studi clinici per confermarne l’efficacia e la sicurezza a lungo termine.

     

      La dieta chetogenica colpisce il metabolismo mitocondriale delle cellule tumorali.

      Vero, con alcune precisazioni. La dieta chetogenica influenza il metabolismo mitocondriale delle cellule tumorali attraverso questi meccanismi:

        1. Riduzione del glucosio: Privando le cellule tumorali del loro principale substrato (glucosio), le costringe a utilizzare vie metaboliche alternative, aumentando lo stress ossidativo.
        1. Chetoni e ciclo di Krebs: I corpi chetonici (es. β-idrossibutirrato) vengono metabolizzati dai mitocondri delle cellule sane, ma molti tumori hanno mitocondri disfunzionali e non li utilizzano efficacemente, alterando la produzione di ATP.

        2. Acidificazione cellulare: L’aumento di acido lattico nelle cellule tumorali, derivante dalla glicolisi anaerobica, induce stress metabolico e inibisce la proliferazione.

        Effetti dimostrati:

        • Aumento del citrato mitocondriale, che alimenta la sintesi lipidica necessaria alle cellule tumorali, ma ne blocca la crescita in alcuni casi.

        • Riduzione di insulina e IGF-1, fattori che promuovono la progressione tumorale.

        • Sinergia con terapie convenzionali (chemio, radio), potenziandone l’efficacia grazie allo stress ossidativo indotto.

        Eccezioni e rischi:

        • Alcuni tumori (es. cerebrali) utilizzano i chetoni per crescere, sfruttando la chetolisi (“paradosso chetogenico”).

        • In modelli animali, la dieta chetogenica ha rallentato la crescita tumorale ma accelerato la cachessia, riducendo la sopravvivenza.

        In conclusione, la dieta agisce sul metabolismo mitocondriale tumorale, ma l’effetto varia in base al tipo di tumore. Non è una terapia autonoma e richiede monitoraggio clinico.

         

        La dieta chetogenica mira al metabolismo degli aminoacidi delle cellule tumorali

          La dieta chetogenica interferisce con l’angiogenesi, la vascolarizzazione e il microambiente tumorale

           

           La risposta finale è quindi: molto bene, ma forse si può fare anche di più, tenendo però conto che molti dei meccanismi d’azione della Keto sono dovuti alla sua parte “low carb”!